Chi ha detto che la cultura non paga? La professoressa Paola Dubini rompe il tabù

(Eliana Merlino) “Con la cultura non si guadagna, interessa a pochi, non serve”. Questa affermazione è palesemente falsa ed è la professoressa di management all’Università Bocconi di Milano, Paola Dubini, a spiegarci il perché.
Si è svolta nella biblioteca di Spoleto, a Palazzo Mauri, la presentazione del suo libro intitolato ” Con la cultura non si mangia, FALSO”. L’evento, presentato dalla giornalista Antonella Manni si è aperto con l’intervento del Sindaco Umberto de Augustinis che ha appoggiato l’iniziativa: “Ho letto il libro e porgo i miei complimenti all’autrice. Il testo richiede riflessione ed attenzione, approda ad un’analisi del contesto del Paese e mostra come la cultura rappresenti una possibilità ed un’occasione. La cultura ha sempre permeato la città di Spoleto di cui fa parte, essa è amalgamata con la città stessa. Non è vero che con la cultura non si mangia”.
Successivamente l’autrice ci spiega i motivi che l’hanno spinta a scrivere il testo: “Ho scritto il libro perché di questo mi occupo, del valore della cultura. E’ necessario sfatare il luogo comune che con la cultura non si sopravvive. Il secondo motivo per cui l’ho scritto è che mi hanno invitata a farlo. Bisognerebbe interrogarsi sui motivi che sono alla base del pregiudizio che nega possibilità economiche legate alla cultura e sul perché sia tanto radicato. La cultura invece nutre. Noi siamo inebriati dalla sua presenza perché la diamo per scontata e il valore alle cose si attribuisce solo quando si stanno perdendo. La cultura per me è quello che ci fa sentire a casa, in modo diverso per ciascuno di noi. Non è vero che la cultura interessa a pochi. Essa è frammentata in tanti piccoli contesti, che devono necessariamente unirsi in una sommatoria di nicchie. In cultura si investe poco e ci investono in pochi, lo stato, le regioni, gli enti locali, le imprese, le fondazioni, ma anche noi stessi non spendiamo abbastanza in cultura. Investire in questo campo è anche un investimento che rende le città più piacevoli e più vivibili. E’ anche vero che la cultura va incentivata con nuove idee, iniziative e scambi culturali, impossibile adagiarsi sugli allori. Cultura significa anche attivazione, processo, competenze in più. Emblematica è una frase di Gustav Mahler: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.
Interviene poi la presidentessa dell’associazione “Ora Spoleto”, Irene Maturi, che divulga la cultura occupandosi di turismo, sostenendo che la cultura attualmente è come “un tozzo di pane buttato via”.
Poi la parola passa a Graziella Bildesheim, anche lei si occupa di cultura, in prima linea nel campo del cinema, promotrice di “Visioni” della sala Pegasus: “Il cinema è all’interno di una piccola chiesa romanica, un modo vivo di fare cultura è quello di portare i registi a raccontare al pubblico la loro visione del film. Del libro di Paola mi ha colpito il concetto di fare sistema ovvero costituire una rete culturale, diverse realtà che collaborano tra di loro. Nel mio campo, il cinema, manca ancora qualcosa per far funzionare il modello culturale come sistema”.
Dello stesso avviso dell’autrice è anche Luca Raffaelli, uno dei massimi esperti Italiani nel campo dei fumetti e dell’animazione: “E’ falso che con i fumetti non si fa cultura. In Francia ad esempio il mercato dei fumetti è molto più sviluppato e crea ricchezza e occupazione. Lo stato aiuta gli autori emergenti con dei finanziamenti. In Italia abbiamo l’eccellenza del Lucca Comics, una fiera dedicata al fumetto molto famosa che riscuote un grande successo e vede la partecipazione di oltre 250.000 spettatori.”
Alessia Vergari, fondatrice di ADD-art, che si occupa di eventi e arte, ci racconta la sua esperienza: “E’ nata da quasi 5 anni in via dei Duchi, nel centro storico di Spoleto, la galleria d’arte contemporanea di cui mi occupo insieme al mio collega e marito. All’inizio non è stato facile ma siamo riusciti in questo intento. Una galleria non è solo un luogo di vendita ma ha soprattutto una funzione culturale che cerca di creare un tessuto anche con altre Regioni”.
Alessandro Bruni, architetto, con la sua associazione Ofarch (Officina dell’architettura), è sulla stessa lunghezza d’onda: “E’ importante creare una rete culturale per un territorio migliore”, dichiara, sottolineando poi l’importanza della candidatura di Spoleto a città della cultura: “La cultura è anche un’importante forma di integrazione, infatti abbiamo portato avanti un progetto nelle scuole primarie in cui si chiedeva ai bambini cosa significasse la parola cultura”.
Poi a prendere la parola è Adriana Garbagnati, che lavora con il Festival dei 2 Mondi: “La MaMa Umbria International, scuola di arti e spettacolo, è anche un centro di residenza; ospita artisti e rappresenta un’opportunità per i giovani di interscambio con artisti internazionali, un’occasione di crescita che apre la mente. Il cantiere Oberdan della MaMa è un teatro sociale, uno spazio cittadino di cui tutti possono usufruire e proporre idee culturali”.
L’ultimo intervento è del restauratore Rolando Ramaccini: “Spoleto negli ultimi anni è stata teatro di molti convegni importanti sulla cultura. Il piano pilota dei Beni culturali tutela l’equilibrio tra l’uomo ed il territorio. Abbiamo un diffuso sistema Museale ed un centro operativo dei beni culturali, all’interno della protezione civile, che rappresenta una realtà unica in Italia. La cultura per me è una somma di conoscenze e capacità che ognuno di noi acquisisce in quanto membro di una comunità. Per contro, siamo in presenza di una discontinuità nei percorsi attuativi dedicati alla cultura, nei progetti dei finanziamenti. Corriamo il rischio di buttare via risorse economiche spese e capacità acquisite”.

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