Corsi e (ri)corsi di movida spoletina

(Sandro Fumini) Con la complicità della primavera che pigramente tarda a manifestarsi dal punto di vista meteorologico ma che impazza almeno nel mio bioritmo, voglio lasciarmi andare ad un argomento se vogliamo leggero ma sotto certi aspetti di una non trascurabile attualità, che meriterebbe un momento di riflessione. Mi sto riferendo alle abitudini cittadine che fino ad alcuni anni fa rendevano il centro della città un cuore pulsante di cui, a ben vedere, è rimasto ben poco.

Semplici regole non scritte

Le regole erano semplici, non scritte ma ferree: dal lunedi al sabato Corso Garibaldi (altrimenti detto Borgo) dalle 17 in poi. Ci si andava praticamente tutti. Un appuntamento immancabile per gruppetti di amici, per la passeggiatina rilassante prima di cena, per la chiacchieretta pomeridiana, per qualche acquisto negli allora molto frequentati negozi o anche solo per riuscire a incontrare “casualmente” la ragazza o il ragazzo della cottarella di turno senza dare troppo nell’occhio. Ciò che ricordo molto bene è che con un po’ di allenamento, se cercavo un amico o un conoscente sapevo benissimo davanti a quale vetrina trovarlo, a che ora e in compagnia di chi. Altro che GPS. Eravamo leggermente abitudinari. Sì, perché le “cricchette” solevano incontrarsi e fermarsi sempre davanti allo stesso negozio o bar….quindi c’erano ad esempio “quelli di Nazzareno”, quelli del “Manhattan”, quelli del Bar Italia e via dicendo. La domenica impossibile sbagliare: Corso Mazzini, tutto il pomeriggio. Giro completo per i più arditi (leggasi muniti di tacchi e suole) che prevedeva incontro a Piazza Garibaldi con ascesa fino a Piazza Pianciani (no, le scale mobili non c’erano) a passi lunghi e ben distesi; se andava bene 2 minuti per riprendere fiato, altrimenti via a rotta di collo verso piazza del Mercato, Giro della Rocca se il tempo lo permetteva e ritorno al Corso (Mazzini) per una serie interminabile di “vasche”, ovvero il brulicante andirivieni che caratterizzava lo  “struscio”, termine preso in prestito dal perugino che rende molto l’idea del camminare praticamente gomito a gomito.

Caldo o freddo, non si rinunciava a stare insieme

Sostanzialmente le persone erano sempre le stesse, ma per una particolare tradizione dalla quale non sono mai riuscito a comprendere pienamente l’origine, per tanti e tanti anni questo è stato il modus operandi della movida cittadina. Non c’erano, come già detto, parcheggi comodi, scale mobili e relative comodità, al massimo il pigrone stakanovista arrivava con l’autobus in Piazza della Libertà per non farsi venire il fiatone. Eppure, freddo, caldo, sole o pioggia, difficilmente si rinunciava al momento di aggregazione. Già. Il momento di aggregazione. Momento di cui evidentemente all’epoca si sentiva il bisogno. Il passare insieme quell’oretta, oretta e mezza, durante la quale si decideva magari ciò che si sarebbe fatto la sera o semplicemente si facevano quattro risate, spesso rumorose con quel nostro modo di fare tra lo snob e il borgataro ma mai maleducato, costituiva lo svago principale di tanti giovani e meno giovani, un momento di spensieratezza comunque per tutti. In questi ultimi anni tutto ciò è andato riducendosi vistosamente. Sicuramente le cause sono molteplici e non voglio entrare nel merito. I tempi cambiano, va bene. Preferisco però tenere almeno nella mente i fotogrammi di una Spoleto viva e vivace, augurandomi che torni presto tale e anzi meglio!

 

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