Da domani al Politeama di Terni il film di Sbarretti “Lontano da tutti”, nel cast anche due attori spoletini – Fotogallery

(Claudia Cencini) Solidarietà, delusione e precariato sono i temi del nuovo film del regista ternano Andrea Sbarretti “Lontano da tutti”, ispirato alla vertenza delle acciaierie TK Ast di Terni, in uscita domani, giovedì 23, al Cinema Politeama di Terni. Il film sarà proiettato da domani per due settimane, con due spettacoli giornalieri, alle 18.00 e 20.30, l’incasso sarà devoluto in beneficenza all’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, dove Sbarretti lavora. Per il regista ternano, noto per il suo film di esordio “Il muro del passato”, la serie televisiva “Io rifletto” e il film “Don Pierino”, quest’opera rappresenta una svolta, anche nel modo di fare cinema. Nel cast troviamo, nel ruolo di protagonista, lo spoletino Luigi Fortunati, ex dipendente comunale fresco di pensione dopo aver svolto mansioni di custode al deposito delle Belle Arti di Santo Chiodo, Giacomo Mollaioli, altro giovane attore spoletino con precedenti esperienze nel mondo della celluloide, Pierluigi Bernardini di Sangemini e lo stesso Sbarretti, che recita la parte di un montanaro. La trama prende spunto dalla sofferta vertenza delle acciaierie ternane, che rendono il copione crudamente realistico nonostante la storia sia di fantasia, il regista non fa fatica a calarsi nell’ambiente, avendo lavorato sei mesi alla Titania, una delle società delle acciaierie specializzata nella produzione di acciaio al titanio. Luigi, il protagonista, vedovo, un passato da sindacalista, fa parte dell’esercito di 290 operai in esubero che vengono liquidati con un “contentino” di 60 mila euro di buonuscita. Luigi li prende, ma disgustato e umiliato li regala alla figlia disoccupata, molla tutto e si rifugia a vivere in una casetta di montagna, sulle alture della Valnerina. Le scene, di cui vi mostriamo alcuni momenti in anteprima nella fotogallery, si alternano fra Terni, il paesino di Colle Bertone, Leonessa e Castelluccio di Norcia prima del terremoto. E’ la storia di un esilio, i paesaggi fanno il resto, la colonna sonora, tranne un inciso di Schubert, è affidata alla “musica” della natura, il sibilo del vento, il canto degli uccelli, i suoni del bosco. Amaro il finale, con Luigi che riceve una telefonata dalla figlia la sera di Natale: “Stasera che fai?”, “Sto a cena con degli amici”, ma a smentirlo  è l’inquadratura che lo sorprende solo a un tavolo di ristorante. “E’ un film asciutto, povero e minimalista – così lo definisce il regista – con personaggi crudi, tristi”.

Abbiamo chiesto agli attori una battuta sull’esperienza vissuta sul set. Pierluigi Bernardini non è nuovo a incursioni nel grande schermo, avendo già  lavorato come comparsa o con veri e propri ruoli cuciti per lui, ricordiamo la sua partecipazione al film “Lezioni di cioccolato” sia nel primo che nel sequel.

“Io faccio la parte di un operaio – spiega – e, quindi, vivo il drammatico evolversi della vertenza non tanto dovuto alla gestione aziendale, quanto a un cattivo sistema politico che non si è mosso a salvaguardia degli operai”. Lo spoletino Mollaioli, con una formazione teatrale alle spalle maturata partecipando ai corsi dell’associazione Teodelapio di Anna Leonardi,  nel film interpreta il ruolo di “spalla” del protagonista. “Io spalleggio Luigi – conferma – instaurando con lui un legame che va ben al di là del rapporto fra colleghi”.

Non poteva mancare lui, il protagonista, Luigi nella vita e sul grande schermo, che confessa di aver recitato sé stesso: “Io sono questo, al regista ero solito dire sul set: “Tu, Andrea, tiri fuori me stesso”. Anche quando nel film scelgo di lasciare tutto perché non sopportavo più le falsità, l’ipocrisia, le frasi di circostanza, quella è la mia vera natura”. E aggiunge: “Devo dire che Sbarretti è molto esigente, è un perfezionista e questo è un bene, la sera prima di ogni scena mi chiamava per dirmi: “Domani sei pronto? La devi sapere come il Padrenostro”. E io: “Sarò pure credente, ma non sono sicuro di sapere il Padrenostro a memoria”. Poi, certe scene sono venute da sole, senza copione, come la volta che fummo sorpresi da una bufera di neve o quando stavamo girando e un gatto venne a sedersi sulle mie ginocchia”. Anche sul finale Fortunati ha una sua morale: “Lasciare tutto è una scelta di dolore, ma anche un tornare a vivere”.

Da sottolineare che il film è interamente autofinanziato: cosa si aspetta il regista da questa nuova “creatura”? “Innanzitutto che vengano a vedere il film, non a caso abbiamo scelto di proiettarlo qui, nella città delle acciaierie, dove il tema è vivo e sentito – ci ha detto Andrea Sbarretti – poi lo manderemo ai festival e ai concorsi sperando di piazzarci bene in modo da avere visibilità, far conoscere il nostro lavoro e poter trovare delle produzioni che credano nel film e scommettano su di noi”.

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