E…state a secco: spettro siccità a Spoleto e in Valnerina, intervista a Nucci (Arpa)

Lo spettro siccità incombe sull’Umbria dove da gennaio è piovuto la metà del necessario, con un deficit medio superiore al 50 per cento e con punte in alcune aree del 65 per cento, che ha fatto scattare a Perugia ordinanze per arginare gli sprechi idrici a suon di multe. Ma la siccità non è la sola piaga che attiene all’acqua, c’è anche il rischio contaminazione e gli effetti del sisma che hanno estinto sorgenti secolari della Valle del Nera. Per ‘fotografare’ la situazione, con particolare riferimento a Spoleto e in Valnerina, abbiamo intervistato il dottor Mirko Nucci, responsabile monitoraggi di Arpa Umbria, l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale.

Dottor Nucci, che estate avremo, in fatto di acqua?

La crisi idrica c’è e va attenzionata, ma rispetto ad annate di siccità ciclica come il 2003, il 2008 e il 2012 non siamo nelle condizioni peggiori e questo grazie alle riserve idriche accumulate nel biennio 2014-2015 durante il quale si ebbero abbondanti piogge che hanno ricaricato le falde. C’è poi da dire che all’indomani della siccità storica del 2003 furono avviati dalla Regione interventi, perlopiù portati a termine, per fronteggiare l’emergenza, furono create nuove dorsali acquedottistiche e nuovi punti di approvvigionamento, il che ha fatto sì che pur soffrendo la siccità ancora siamo in grado di gestirla.

Che ‘acqua’ tira a Spoleto e in Valnerina?

Nello spoletino la fonte principale di approvvigionamento è la sorgente Argentina nel comune di Sellano, altra acqua arriva da una sorgente più piccola sempre in Valnerina, i guai arrivano quando aumenta il fabbisogno e questo accade soprattutto nella bella stagione quando i piccoli centri, soprattutto montani, si popolano di turisti e l’acqua non basta per tutti, così si corre il rischio di restare a secco. Per ovviare a ciò si è realizzato un nuovo pozzo a Sant’Anatolia di Narco che dovrebbe servire a integrare il fabbisogno, ma non sarà operativo prima di dicembre di quest’anno a quanto mi risulta. Il pozzo in questione è stato concepito proprio per ovviare alla carenza idrica nei periodi critici in cui la domanda sale.

Nel frattempo, in attesa che il pozzo di Sant’Anatolia entri in funzione, in quali zone i rubinetti ‘piangono’? Si può sbilanciare in una previsione?

Non la vedo rosea, è probabile che entrino in crisi i centri più piccoli, le zone più critiche nello spoletino sono quelle dei Monti Martani che in estate entrano in crisi.

In Valnerina va meglio?

La Valnerina è da sempre terra ricca di acque, ma per gli effetti del terremoto diverse sorgenti si sono estinte in quanto le scosse che hanno spaccato la roccia e la fiancata della montagna hanno distrutto le dighe acquedottistiche facendo scivolare l’acqua a valle, in questo modo le falde si sono essiccate e ingenti risorse idriche sono andate perse.

Veniamo al capitolo contaminazioni che cinque anni fa fece scattare l’allarme per il rinvenimento di arsenico nell’acqua potabile. Che rischi ci sono oggi?

Da questo punto di vista la situazione è tranquilla, l’Arpa effettua monitoraggi costanti a cadenza settimanale, l’acqua potabile viene captata da sorgenti sotterranee ma prima di arrivare al rubinetto viene filtrata e quindi quella che finisce nel bicchiere è sicura per la salute.

E i terreni che pericoli di contaminazione corrono?

Qui il discorso è legato ai nitrati contenuti nelle sostanze che alimentano le colture e che con le piogge filtrano nelle falde. Il limite di 50 mg/litro è superato in diverse aree a nord di Spoleto e Campello, pur essendo la situazione sotto controllo grazie una rete di monitoraggio. Altro problema è dato dai solventi clorurati tetracloroetilene, una volta utilizzati soprattutto dalle lavanderie industriali, oggi molto meno, ma ancora presenti nei terreni. Si hanno, infine, problematiche di scarichi inquinanti sul corso dell’Alta Marroggia Teverone, spesso in secca.

 

 

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