Festa della donna, l’omaggio di Franco Troiani con una lettera di un secolo fa

Oggi, 8 marzo, è la festa della donna. Partiamo col dire che, a nostro avviso, non c’è un giorno particolare in cui la donna vada festeggiata (semmai rispettata!), ma prendiamo comunque questa ricorrenza come un’occasione di riflessione che ci riporti a scavare dentro di noi, a riscoprire valori che la fretta, nuovi modi di comunicare (social, selfie…) e i problemi di ogni giorno tendono a svilire. Fermiamoci un attimo e voltiamoci indietro. Ci aiuta a farlo Franco Troiani con un omaggio fuori dal coro, un’idea che prende spunto da una lettera di un secolo fa, la lettera scritta da un milite seminalfabeta della prima guerra mondiale alla moglie, rimasta a casa a portare avanti il podere, i figli e il raccolto.

“Metterò questa lettera fuori dalla chiesetta, in modo che tutti possano leggerla fino al 20 marzo” spiega Franco Troiani, promotore di questa iniziativa nell’ambito di “OPUS & LIGHT” MADONNA del POZZO, Porta Monterone 5 – SPOLETO,  8 Marzo 2017, un progetto a cura di STUDIO A’87, in collaborazione con Palazzo Collicola Arti Visive e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Spoleto.

Il dialetto settentrionale e la difficoltà nella scrittura rendono quasi incomprensibile il testo, ma quello che conta è il sentimento che nobilita, pur nella semplicità e nella povertà lessicale, il ruolo della famiglia e la figura della donna. Nel carteggio dialettale, a tratti indecifrabile, tra l’appuntato Carlo Genta e la moglie Cesarina Giamello, a cavallo tra il 1915 e il 1916, non compare mai la parola “guerra”. Il conflitto sullo sfondo della Valbormida resta volutamente in ombra; dominano, invece, gli accenni alla campagna, essendo i due coniugi proprietari di una cascina in località Fossata. Rammarico per la vigna infruttifera e un esplicito ammiccamento sessuale, una sorta di sms ante litteram seguito dall’invito a bruciare la missiva per paura che altri, non ultima la figlia Lodovina, possano leggerla, a suggellare un desiderio che il distacco, anziché sbiadire, accende. A più di un secolo di distanza questa lettera ci fa pensare, con un pizzico di nostalgia, a quando l’amore era amore e la donna il fulcro della famiglia matriarcale:

“Cara Cesira, ti prego se trovi i manuvali  fare seminali la meliga e anche chavare levite, tanto piu quelle nuove eseai fato seminare labiada milo faisapere esenonlaifata seminare nonseminare piu che etardi. Caracesira schusami di quelo che ti domando, dirmi quanto prendi alla setimana di formaggio esebevi del vino e seneai comperato. Carissimamia Cesira subito che posio ti mando qualche cosa e sono a dirti che penso senpre a te e quisbelisimi giorni che opasato a casa conte e tuta la familia. Caramia Cesarina, ti prego di non farti che me telo porto a casa chome ai lasiatoto. Caracesira altro resta piuniente da dirti che di salutarti e tanti saluti ebaci a te i miei figli e tuta la familia. Sono tuo marito Genta Carlo atendo una pronta ripossta ti mando unbacio sulafigha, questa letera non seniarla nesuni nemmeno Lodovina bruciatela.”  (Cividale, 9 aprile 1916)

Lettera tratta dal libro “GUERRA e AMORE” – Lettere dal fronte della prima e seconda guerra mondiale”, a cura della giornalista Claudia Cencini (Edizioni Stampa Alternativa di Marcello Baraghini, presentato in anteprima a Spoleto presso Studio A’87 – chiesa di S.Carlo Borromeo a Spoleto, il 28 giugno 2014)

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