Giornata di studio sull’area dell’Anfiteatro, ripartire dal passato per dargli un futuro

Riqualificare e rifunzionalizzare una vasta area del centro di Spoleto, di immenso valore storico, artistico ed urbanistico, rimasta per troppo tempo nel degrado e il cui riscatto assicurerebbe un impatto notevole sullo sviluppo futuro di Spoleto.

Questi i temi al centro del convegno “L’area dell’anfiteatro Romano e dei Monasteri della Stella e del Palazzo: riqualificazione e riuso”, una giornata di studio dedicata non solo a far conoscere la complessità storica del passato e delle stratificazioni dell’area ma soprattutto per prefigurare un’utilizzazione dell’intera zona come polo di alta formazione e ricerca.

Molti gli studiosi e tecnici che stamani, nella splendida cornice della Sala Antonini alla Rocca Albornoziana, sono intervenuti. I lavori sono stati aperti dal sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis, che ha sottolineato l’importanza e il valore anche simbolico dell’area – “una sorta di cartina di tornasole della coscienza critica di Spoleto” – tracciandone un profilo storico e fornendo una lettura del complesso con l’ausilio delle immagini tratte da un video realizzato dalla redazione della rivista Spoleto’s.

Dopo il sindaco sono intervenuti la direttrice della Rocca Albornoz Paola Mercurelli Salari, che ha rimarcato come la valenza “di questo convegno non è rintracciabile solo nella riflessione riguardante il ruolo che complessi di questo genere e di questa dimensione hanno all’interno dei centri storici, con il fine ultimo di farli tornare a vivere, ma anche nel recupero della storia di questa città per delinearne lo sviluppo futuro”.

“L’anfiteatro è un’area strategica. È per questo che resta ancora oggi centrale la questione della rifunzionalizzazione dell’intero complesso – sono state le parole dell’architetto Luca Delogu della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria – è indispensabile quindi ragionare sulla funzione da dare a questa area, senza perdere tutto il percorso di studi e di rilievi già effettuati in passato”.

Tra gli interventi della mattina quello di Don Giampiero Ceccarelli, che ha portato i saluti del Arcivescovo Renato Boccardo, impegnato a Roma e, quindi, impossibilitato a partecipare; del Presidente della Fondazione Carispo Sergio Zinni, che ha ricordato l’impegno attivo della stessa Fondazione sul fronte del recupero dell’anfiteatro; dell’archeologo Nicola Bruni, che ha illustrato con dovizia di particolari storia ed esito degli scavi della struttura dell’anfiteatro romano e dell’architetto Giuliano Macchia, che è stato protagonista di un denso excursus sulla storia passata e recente di questa parte del centro storico di Spoleto.

A Bruno Toscano, Professore Emerito dell’ Università di Roma Tre, il compito di  ricordare la natura di un primo progetto di riqualificazione – redatto dallo stesso Toscano insieme al Prof. Alessandro Monti  –  che prevedeva il recupero e la rifunzionalizzazione dell’area dell’anfiteatro in un centro di formazione integrata post laurea, nel settore della conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali, con una formula originale di integrazione delle diverse competenze di artisti, storici e restauratori, architetti.

Progetto per cui era stata ottenuta una prima tranche di finanziamento di 18 milioni di euro, poi “imprevedibilmente ritirata” dalla Regione nel 2009-2010. Toscano ha spiegato come i tre requisiti concettuali di quel progetto siano tutt’ora validi per ogni futura ipotesi di riutilizzo del complesso, specificando l’imprescindibilità della dimensione e dell’estensione ingente sui cui si va ad operare, la permeabilità e la trasparenza che l’area deve mantenere in rapporto alla città e l’ambizione e l’ampiezza di raggio del progetto, necessariamente di natura internazionale. Requisiti che lo stesso sindaco de Augustinis ha ritenuto essere salde basi da cui ripartire per un qualsivoglia disegno di recupero e di riqualificazione della zona.

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