Gremita la chiesina di ‘Sant’Agnorillu’, tra i cavalieri il re dei fantini Germano Marcelli. FOTOGALLERY

(Claudia Cencini) Ci sono luoghi che racchiudono fra le loro mura secoli di storia popolare come le cappelle rurali sparse nelle campagne, a testimoniare la devozione di intere comunità che per generazioni hanno affidato a quei santuari i momenti cruciali della vita, la nascita, il matrimonio, la morte, la messa della domenica, la festa e il lutto. Eppure, oggi, quasi nessuno si accorge più di questi tesori nascosti, spesso adagiati sul ciglio della strada, ma sui quali si poggia a fatica l’occhio sfrecciando a bordo di un’auto. Altri tempi quando i mezzi di locomozione erano cavalli, muli e somari o quando quelle strade, una volta sterrate, ospitavano il passaggio dei pastori in movimento per la transumanza in altre terre. Eppure oggi il tempo si è fermato e una di quelle chiesine, dedicata a Sant’Angioletto (Sant’Agnorillu) ha aperto dopo anni i battenti per una giornata di festa e conoscenza, voluta dall’artista Franco Troiani e dalla fotografa Emanuela Duranti, un evento patrocinato dall’assessorato alla cultura del comune di Spoleto che, grazie all’intervento del prof. Agostino Lucidi, ha fatto luce sull’importanza storica e artistica di questo gioiellino incastonato nella valle spoletina, al centro di un territorio strategico lungo l’antico rettifilo percorso nei secoli da cavalieri e pastori.

I MISTERI DELLA CHIESINA SVELATI DAL PROF. LUCIDI

“Quanti possono dire di averne mai visto l’interno?” ha esordito Lucidi in una chiesa insolitamente gremita per l’occasione, al cui interno è stata allestita eccezionalmente un’esposizione di artisti contemporanei, creazioni libere e originali a fianco degli affreschi del XV secolo di cui si può ancora godere l’armonia spezzata dalle crepe inferte dall’ultimo sisma. La chiesina, di origini romaniche, ma sorta su un sostrato più antico venato di radici pagane, è ancora viva nel ricordo dei più anziani memori di una profonda religiosità familiare che confluiva proprio lì, fedele alle consuetudini proprie di una devozione legata al culto micaelico che faceva di quei luoghi dei veri e propri santuari di confine, dove convergevano genti da ogni dove in un comune senso dell’incontro che, spesso, sfociava in relazioni e rapporti umani profondi e duraturi. “Mia mamma era devotissima – ricorda un signore indaffarato ad arrostire salsicce – e quando non veniva il prete andavo io a Monteluco a prendere un frate per dire messa”.

FRA I CAVALIERI IL ‘RE DEI FANTINI” GERMANO MARCELLI

Altri tempi, già, eppure oggi si è respirata quell’atmosfera anche grazie all’impegno della comunità locale e alla presenza dei cavalli protagonisti di una dimostrazione che si è riallacciata all’usanza di fare il giro della chiesa nel rispetto di un antico rituale. Fra i cavalieri una gradita presenza del posto con famiglia al seguito, il campione Germano Marcelli, il re dei fantini incoronato top jockey nel 2017. Non si comprende come mai non sia stato premiato fra i grandi dello sport spoletino.

A GIUGNO UN RADUNO DI CAVALIERI

L’evento si è poi chiuso nel prato fuori dalla chiesa con un degno rinfresco a base di salsicciata, prosciutto, dolci e buon vino.

La sua riuscita fa ben sperare per altre iniziative all’insegna delle tradizioni locali. Una ce l’ha anticipata Franco Troiani: “A giugno abbiamo in programma un raduno di cavalieri che farà tappa nei castelli del territorio”

 

A seguire fotogallery di Emanuela Duranti:

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