Il cimitero monumentale di Spoleto diverrà un museo a cielo aperto

A Spoleto c’è una città nella città, monumentale e decadente, ma ricca di capolavori che ora si vuole trasformare in un museo: il cimitero. Ma siamo davvero sicuri che sia questa la vera città morta? Pur nella sua decadenza, il cimitero di Spoleto è come un nobile vecchio che ha molto da dire. La Socrem “Luigi Pianciani”, sulla scorta di un recente protocollo del Ministero ai beni culturali siglato proprio per il recupero dei cimiteri monumentali, vuole farne un museo all’aperto per il recupero della memoria associando la sua funzione originaria a quella di attrazione turistica. Pochi sanno, infatti, che il cimitero spoletino è uno scrigno di tesori che annovera antiche cappelle, sculture e sepolcri di pregio artistico e architettonico. Per dirla con l’architetto Macchia “il cimitero è un giacimento culturale, non c’è luogo più organizzato e “disegnato” di questo”.

L’intervento di recupero è frutto di una sinergia di “cervelli” che hanno costituito un gruppo di lavoro in seno alla Socrem. Ne fanno parte, fra gli altri, il coordinatore arch. Dario Garzia Tomellini, l’architetto Giuliano Macchia e il dottor Rolando Ramaccini di Coo.Bec., la cooperativa che contribuirà al restauro del carro crematorio napoleonico, destinato a diventare un’attrattiva unica nel suo genere che, una volta recuperata, sarà esposta a ridosso della basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco.

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