Scopri l’Umbria: dal fico ‘permaloso’ alla pera ‘briaca’, c’era una volta la…frutta!

L’Umbria è ricca di varietà di frutta secolari, alcune delle quali ormai estinte, ma c’è chi come la dottoressa Isabella Dalla Ragione ha dedicato la sua vita alla ‘caccia’ a queste rare cultivar reimpiantandole nel suo frutteto archeologico di Lerchi, vicino a Città di Castello. Grazie alla sua competenza e alla passione che ha da sempre contraddistinto la sua ricerca sono ‘resuscitate’ antichissime piante da frutto altrimenti destinate all’estinzione. Ecco alcuni esempi:

Mela ghiacciata
Di aspetto vitreo, anticamente diffusa oltre che in Umbria anche nel vicino Abruzzo.

Mela roggia
Così detta perché ‘rugginosa’.

Pesca sanguinella
Tardiva (matura alla fine di ottobre), è caratterizzata da una peluria grigio-scura, quasi nera. Dopo lunghe ricerche, è stata ‘scovata’ a Gualdo Tadino.

Perzico di Papigno
Maestosa pesca, riprodotta da seme, purtroppo estinta da qualche decennio, che maturava da giugno a novembre. Riconducibile alla giallona cotogna non spiccagnola, striata di rosso vicino al nocciolo, caratterizzata da una vistosa ‘tomentosità’ (peluria) per difesa naturale dai parassiti, nota anticamente per la sua grossezza, se ne trovavano di un chilo e più, simili ad arance.

Pera di Santa Chiara
Cultivar ‘fantasma’ ormai introvabile.

Pera briaca
Rintracciata dal prof. Livio Dalla Ragione dopo 10 anni di faticose ricerche.

Fico permaloso
Così detto perché ha la ‘faccia’ rossa.

Mandorlo amaro
Secondo una vecchia usanza gastronomica era diffusa l’insalata di mandorle. Bastano tre mandorle perché l’amaro è dato da un veleno. La piana di Norcia era coltivata a mandorli e le mandorle nursine venivano esportate a tonnellate anche in Abruzzo.

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