Spoleto riscopre la sua anima longobarda

(Eliana Merlino) Si è svolta ieri, 24 Gennaio, la conferenza “L’intelligenza nelle mani” dedicata ai Longobardi.
Il progetto, sviluppato in 15 mostre, propone la diffusione della conoscenza della civiltà e della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti in sette diversi complessi monumentali.
Scambi di reperti e collaborazioni tra musei costituiscono l’elemento portante del progetto, con esposizioni a tema suddivise tra le realtà museali della rete del sito UNESCO.
E’ interessante documentare tutta una serie di tecniche artistiche e l’abilità dei Longobardi nel produrre manufatti di elevata qualità artistica, patrimonio in cui affondano le nostre radici.
“E’ doveroso sottolineare l’importanza di queste mostre, anche così piccole, in quanto sono determinanti sia per la vita del museo che per gli aspetti didattici fondamentali per la conoscenza, che avvicinano tutti, bambini e adulti” – ha spiegato la storica dell’arte e direttrice del museo Paola Mercurelli Salari – “In primavera saranno poi previste anche una serie di conferenze per approfondire la cultura longobarda”.

La parola è poi passata all’Assessore alla cultura di Spoleto, Ada Urbani: “Mi complimento con chi sta portando avanti questo progetto e ringrazio per aver dato la possibilità di far conoscere l’arte e la cultura longobarda. C’è stata una grande collaborazione fattiva tra coloro che hanno organizzato il progetto che ci mostra la laboriosità artistica di questo popolo. L’interscambio tra musei permette la diffusione della conoscenza della cultura Longobarda, che è veramente rilevante. L’accuratezza nel lavorare le pietre di questo popolo nomade è sorprendente. I longobardi, nei loro spostamenti, portavano con loro il materiale che trovavano e lo rielaboravano con grandi capacità artistiche”.
Ad illustrarci i dettagli chi ha curato la mostra, Maria Rosaria Salvatore: “Interessante è la peculiarità dei saperi di questo popolo e quanto i Longobardi abbiano preso dai luoghi in cui si spostavano. Negli ultimi 20 anni di studi si è posta l’attenzione sulla convivenza tra tecniche di lavorazione trovate nei posti in cui questo popolo si recava e quelle peculiari, tipiche delle loro culture. Tramite le analisi chimico-fisiche è possibile distinguere i materiali appartenenti ai loro luoghi di provenienza da quelli di altri luoghi. Quando i Longobardi giunsero in Italia, nel 568, erano già presenti botteghe Romane, mentre, nei loro territori di provenienza, sono state rinvenute tombe di fabbri orefici. Anche in Italia, persone di alto rango, denominate magistri artigiani, lavoravano l’oro, l’argento ed il rame, metallo meno prezioso, che godeva di una distribuzione locale. Le botteghe sono interessanti per la comprensione di un popolo. Vi erano oggetti utili per la decorazione come una fiasca di ceramica con degli stampini. Nelle botteghe dei maestri orefici era possibile trovare un catalogo, sprovvisto di foto, che ovviamente al tempo non esistevano, con calchi in legno, cera o ceramica con i quali si sarebbe potuto riprendere l’oggetto. L’ultima fase poteva essere addirittura personalizzata, sia nella forma che nella decorazione. I maestri orefici erano personaggi ben inseriti nella società. Negli ultimi tempi, abbiamo dovuto rivedere le nostre conoscenze; infatti si sono unite le due culture, quella romana e quella longobarda. Alla base vi è un concetto di integrazione, i Longobardi non copiavano: osservavano e facevano interagire le loro tradizioni con quelle di origine Romana. La funzione del museo non è solo quella di conservare ma anche quella di insegnare”.
E’ poi intervenuta la curatrice della mostra Maria Stovali: “Il progetto Longobardi in vetrina, ideato dall’associazione ‘Italia Langobardorum’ coinvolge anche le realtà più piccole. Lo scambio, da parte dei musei, di pochi oggetti serve per dare l’idea dell’intera cultura e la storia di questo popolo. Il progetto è portato avanti anche da un comitato scientifico, ed è modulare, adattato cioè alle diversità delle varie città. E’ stata messa a disposizione dei visitatori una serie di materiale informativo, dai libricini ai cartoncini. La mostra didattica poi, che viaggia accanto a quella espositiva, si propone di avvicinare il più possibile le persone alla storia dei Longobardi, per fare in modo che non risulti astrusa ed incomprensibile. La realtà Spoletina ha vinto il bando Nazionale per questo progetto”.
Interessante la novità successivamente illustrata dal

la dottoressa Arianna Petricone: “E’ disponibile un sistema Open Source per la creazione di mostre virtuali on line. La scelta non è stata fatta per sostituire la visita nei tanti territori, bensì per agevolare e rendere accessibili le mostre anche per chi non potrà spostarsi su tutti i territori facenti parte del progetto. Il sito http://www.longobardinvetrina.it/ sarà implementato ogni volta che sarà inaugurata una delle 15 mostre. Grazie a questa importantissima iniziativa, che vede protagonista la città di Spoleto, da sempre permeata di cultura, sarà possibile riscoprire queste genti, troppo spesso etichettate semplicemente come ‘popolazioni barbariche’ che al contrario si distinguevano per le sorprendenti tecniche di lavorazione dei materiali. Un popolo vissuto molto tempo fa le cui radici si intrecciano inevitabilmente con le nostre. Se pensiamo ad esempio alla lingua italiana, molti termini sono proprio di derivazione longobarda e poi l’importanza che essi davano allo status sociale, che esprimevano con simboli come i gioielli, non è poi così diversa da quella che ancora oggi attribuiamo noi, sempre attraverso simboli, nella società moderna. Questo affascinante popolo non si ferma solo a questo e racchiude in se molti elementi interessanti. Stregati dalla curiosità non ci resta che visitare le mostre ed immergerci in questo passato che racchiude in se anche temi davvero molto attuali”.

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