(Testo e foto di Emanuela Duranti) Ecco l’inverno, l’aria si fa più pungente e gli alberi lasciano cadere le foglie che si adagiano sul terreno, come variopinte ali di farfalla. Ci lasciamo alle spalle l’autunno, ma la natura continua a regalarci gli ultimi sprazzi della stagione appena passata con tutta la sua gamma di gialli e di rossi, vivi e intensi, che le sono rimasti in grembo, per prepararsi al sonno rigenerante dell’inverno.

Riprendo il mio cammino da Beroide e poco fuori le mura, trovo la Chiesa di Sant’Antonio, nata nel XV sec. come lazzaretto. Da qui si vede tutta la pianura, in fondo, sul colle sant’Elia, Spoleto e la Rocca Albornoziana dominano la vallata. Oltre alle guerre già ricordate, tra Beroide e Spoleto (1414-1440), nell’82 a.C. si è combattuta una sanguinosissima battaglia tra le fazioni degli Optimes, guidata da Cornelio Silla e i Populares, con a capo il giovane Gaio Mario, figlio del console, ormai morto Caio Mario e Gneo Papirio Carbone, che si contendevano il dominio di Roma.

Scrive il Sansi: “…una divisione dell’esercito rivoluzionario, che stanziava a Spoleto, sotto il comando di Carinate, e che si muoveva verisimilmente per congiungersi al corpo principale, fu assalita da Pompeo e da Crasso, pretori di Silla, che dal Piceno, per la via dei monti, erano penetrati nell’Umbria. Il fatto d’armi, che fu sanguinosissimo, segui nel nostro contado; e Carinate, lasciati sul campo tremila uomini, dovette rientrare nella città, dove fu assediato. Carbone mandò un forte soccorso a liberarlo; ma i sillani, avutone avviso, sorpresero quelle genti in un agguato, e ne fecero miserabile strage.”

Carinate si riunì alle truppe di Carbone e Spoleto, rimasta senza difese, fu presa dai Sillani. Proseguendo, su quella che è l’antica strada romana Spoleto-Foligno, via di pellegrinaggi, in mezzo alla pianura sorge, edificata in una “stationes”una piccola chiesa Romanica Campestre, conosciuta da tutti come “Sant’Agnorillu”, cioè Sant’Angioletto. I test antichi la riportano con il nome di Sant’Angelo di Nace. Non si conosce l’origine del nome, forse toponimo di una località scomparsa , forse derivante dal latino nex, cioè strage. La facciata è sovrastata da un alto campanile a vela, questo ricostruito nel 1600 e ingloba una grande pietra con la scritta IN FRONT IN AGR, che indicava la grandezza del terreno. L’interno della Chiesa è decorato da vari affreschi, che richiederebbero un restauro, date le cattive condizioni. Sulla parete dell’altare, oltre a un San Sebastiano, che si sovrappone a un affresco più antico raffigurante forse un San Michele Arcangelo e un affresco raffigurante San Claudio, c’è una Madonna con Bambino, di delicata fattura, opera di un anonimo di scuola spoletina quattrocentesca.   Ci troviamo sulla Via Angiolesca, percorso delle Chiese dedicate a San Michele Arcangelo, di cui fanno parte, oltre a Sant’Agnorillu e la già citata Chiesa di Beroide, altre chiese che si trovano a Trevi, Eggi, Spoleto, Meggiano e Montebibico, a significare che il culto dell’Arcangelo Michele è molto sentito. Culto presente in tutte le religioni.

Il nome Michele deriva dall’espressione latina Mi-ka-El che significa “chi è come Dio?”. Nel Cristianesimo l’Arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana e solitamente rappresentato in forma di guerriero con la spada sguainata, mentre uccide il drago. Michele è citato nella Bibbia ebraica, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.

Numerosi sono gli scritti apocrifi in cui l’arcangelo Michele compare a vario titolo. Per esempio, nell’Apocalisse di Baruc è scritto che detiene le chiavi del Paradiso; nella Vita di Adamo ed Eva si dice che fu lui a insegnare ad Adamo a coltivare la terra; nell’Apocalisse di Mosè detta ai figli di Adamo ed Eva i doveri rituali verso i defunti; nel Vangelo di Bartolomeo si racconta che fu lui a portare a Dio la terra e l’acqua necessarie a creare Adamo; nell’Ascensione di Isaia si racconta che fu lui a rimuovere la pietra dal sepolcro di Gesù; nell’Apocalisse della Madre di Dio accompagnò la Vergine in un viaggio infernale per mostrarle le pene cui sono sottoposti i dannati.

Il nome di Mīkā, o Mīkīl (Michele), è citato nel Corano alla sūra II, versetto 98 ed è indicato come di pari rango rispetto a Jibrīl (Gabriele) e, secondo la tradizione, assieme a quest’ultimo, avrebbe istruito il profeta Maometto e gli avrebbe dettato il Corano.

 

 

Related Posts

Gremita la chiesina di ‘Sant’Agnorillu’, tra i cavalieri il re dei fantini Germano Marcelli. FOTOGALLERY

Lascia un commento